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 Storia e Natura >> Maria Maltoni
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   Maria Maltoni
La scuola che educa
La maniera di S. Gersolè
Il disegno dal vero
Il diario
Il Fondo Maria Maltoni
   Le pagine dei Quaderni
   La fortuna critica
Maria Maltoni   
Marianna Maltoni nacque a Dovadola (Forlì) il 2 febbraio 1890. Si diplomò nel 1910 alla Scuola Normale Margherita di Savoia a Ravenna e iniziò a insegnare nel medesimo anno a Bagnarola, nel comune di Cesenatico. Fu trasferita nell’ottobre dell’anno successivo a Pieve Salutare, nel comune di Castrocaro, dove rimase fino al 1919, anno del suo trasferimento in Toscana, a Grezzano, nel Mugello.

A San Gersolè la maestra Maltoni arriva nell’estate del 1920, accompagnata dal medico Laura Orioli e suo figlio e dai fratelli Francesco e Ofelia, figli di una famiglia di contadini di Grezzano dei quali aveva iniziato a prendersi cura per garantire loro un’istruzione adeguata. Si stabiliscono in un appartamento presso la Fattoria Torre Rossa, a poca distanza dalla scuola di San Gersolè. La piccola scuola rurale dipendeva, in seguito alla Riforma del 1923, dall’Istituto Nazionale di Cultura, diretto da Ernesto Codignola. Qui conosce l’ispettore Francesco Bettini con il quale instaura un’intensa corrispondenza professionale che portò la Maltoni a collaborare, fin dalla seconda metà degli anni Trenta, con diverse riviste pedagogiche.

Negli stessi anni comincia a dissentire dal fascismo ed entra in contrasto con le autorità del governo locale. Partecipa alla Resistenza, aderisce al Partito d’Azione e, successivamente al PSI. In questo periodo la scuola di San Gersolè e il suo metodo suscitano l’attenzione di intellettuali italiani, quali Giusta Nicco Fasola, Giovanni Michelucci, Raffaele Ramat, Franco Antonicelli, Emilio Cecchi e Piero Calamandrei, i quali periodicamente si recheranno ad assistere alle sue lezioni.
Collocata a riposo nel 1956, fino al 1964, anno della sua scomparsa, ha dedicato se stessa a far conoscere la scuola di San Gersolè e il suo esperimento pedagogico.
La scuola che educa
Il concetto di scuola elaborato da Maria Maltoni nel corso degli anni di insegnamento, è quello di una scuola che non risponde nel suo procedere ad alcuna regola fissa ma vuole sempre più allargarsi ed abbracciare, per indagarla, ogni espressione della vita allo scopo di insegnare a viverla bene.
Per la maestra di San Gersolè esistono due tipi di scuola, con obiettivi opposti fra di loro, la scuola che si preoccupa di istruire e quella che si preoccupa di educare.

«La prima ha per traguardo l’esame; la seconda la vita. La prima mira, come ultima meta, a formare il professionista; la seconda l’uomo. La prima lavora sulla mente e fida sulla memoria; la seconda mira al cuore e confida sulle sue invisibili conquiste. Il maestro che istruisce vuole che gli siano resi subito i resultati del suo operato; quello che educa li affida al tempo e non chiede che alla vita le sue risposte.
Io mi sono scelta la scuola che si propone di educare».

Dagli scritti di Maria Maltoni.
La maniera di S. Gersolè
La continua osservazione, la ricerca della fedeltà all’oggetto della rappresentazione attraverso la redazione del diario quotidiano, o del componimento continuato d’osservazione o attraverso la realizzazione del disegno che accompagna ogni manifestazione dello spirito, costituiscono una ‘maniera’, il tratto più originale della scuola di San Gersolè.

L’intento di Maria Maltoni era quello di lavorare sui caratteri, sul cuore, più che sulla mente, allo scopo di sviluppare in ognuno l’uomo, per formare il padre, nella famiglia, il cittadino, nello stato.

Il disegno dal vero
«Il suo principale scopo è di avviare e sempre più rafforzare l’osservazione. […] L’educatore deve accettare per buono qualunque sgorbio e vederci egli stesso quello che ci vede il bambino. […] Non è immaginabile quanto questo esercizio influisca sull’educazione del fanciullo al concentrarsi, al pensare, allo stare attento, al divenir preciso, a far tacere, gradualmente, il bisogno il bisogno di continuo movimento e al saper trovare nel lavoro un compenso a questo bisogno. Non mi fermo a discutere nemmeno con me stessa quali siano i rapporti fra l’espressione artistica e questi disegni, non mi pare che sia sotto questo aspetto che si devono considerare, ma bensì sotto l’aspetto dell’essere il disegno un fattore educativo della massima importanza per le abitudini più sopra accennate ed altre ancora».

Dagli scritti di Maria Maltoni.


A trovare il disegno
«Ieri sera io andai da la Bianca a trovare il disegno nel boscone, e venne anche la Fernanda Bardazzi. […] [Bianca] Leggeva il libro della lettura di quarta, poi lei andò a posare il libro su in casa e disse: - Quando s’ha andare a trovare il disegno ora o trampoco? - : Ora, e serò l’uscio; arrivate nel boschettino non c’era nulla di buono, io cominciai a dire: - Vai, se non si trova nulla, e gira gira trovai la ginestra, poi s’arrivò a un certo punto e c’era tanti fiorellini bianchi, ma bellini, assomigliavano tutti a i mughetti, io ne volevo prende un mazzo per portargli a scuola, quelle figliole cominciarono a dire: - Vai codesti fiori, cosa se ne fa la signorina, io invece cominciai a coglierli, e ne colsi un bel mazzetto, e io dico che erano salvatichi, ma sono anche più belli di quegli di giardino…»

Fernanda Caroti, classe V, San Gersolè 17 maggio 1939.
Il diario
«Il principale esercizio di composizione, quello che avvia ad ogni altra forma e aiuta il fanciullo a stabilirvisi e a trovarvisi completamente a suo agio, è il diario. Esso è la forma assolutamente libera da ogni schema in anticipo prestabilita; per questo lavoro il fanciullo non dipende in alcuna maniera dalla volontà dell’educatore, non prende l’ordine e il tono che dal proprio mondo interiore e dalla propria volontà, [dal suo] ripiegarsi in sé stesso, meditare, volere.»

Da Linee di programma secondo la scuola di San Gersolè, intervento tenuto da Maria Maltoni alla “Settimana internazionale di studio per l’infanzia vittima della guerra”, Rimini 13 maggio 1947.


Il componimento continuato d’osservazione
Diverso da diario è il componimento continuato di osservazione. Si tratta di un esercizio abbastanza complesso che richiede un certo livello di maturità da parte dell’alunno. Ai bambini di quarta e quinta, più raramente di terza elementare, la maestra propone di analizzare un argomento che sia attinente alla stagione, ai lavori, alla conoscenza diretta del contesto in cui il bambino trascorre la sua esistenza. Si svolge in più puntate fino a quando il bambino non ritiene di avere esaurito ogni tipo di analisi.
Il Fondo Maria Maltoni
Il Fondo Maria Maltoni è conservato presso la Biblioteca Comunale di Impruneta. Esso in gran parte è composto di quaderni, disegni, giornali di classe dei bambini che hanno frequentato la scuola rurale di San Gersolè, frazione di Impruneta, e che hanno avuto come maestra Maria Maltoni, che presso questa scuola ha insegnato dal 1920 al 1956, anno del suo pensionamento.
Il materiale redatto dagli alunni presente nel fondo è frutto della selezione operata dalla maestra nel corso degli anni di insegnamento fra tutti gli elaborati che maggiormente riteneva corrispondenti al proprio progetto pedagogico. Si tratta di più di 1600 quaderni, 35 album da disegno, un album da fotografie contenente disegni e composizioni degli alunni; circa 2400 disegni di diverso formato degli alunni allievi della maestra; 600 “Giornali” che settimanalmente venivano realizzati in classe.

Oltre agli elaborati degli alunni il fondo è composto dagli scritti della maestra Maltoni: da quelli a carattere più istituzionale come i 32 registri delle classi dal 1933 al 1956 e i 95 quaderni e i numerosi fascicoli con diari degli allievi da lei trascritti, a quello più personale come agende, appunti e corrispondenza. Vi sono inoltre fotografie, articoli di quotidiani e periodici di e su Maria Maltoni e la sua ricca esperienza didattica.

Per garantire la corretta conservazione e tutela degli originali, la maggior parte dei quaderni e dei disegni del fondo Maria Maltoni è consultabile in copia su supporti digitali.
La consultazione è consentita su presentazione di domanda scritta e vincolata alla presenza di un addetto qualificato per coadiuvare le diverse fasi della stessa.

Per contatti:
Biblioteca Comunale di Impruneta
Telefono 055-2036404/7
Fax 055-2312517
Email biblioteca@comune.impruneta.fi.it